martedì 3 aprile 2007

Altruismo come Algoritmo

La coppia che abita al piano sopra il mio ha da poco avuto un bambino. Più che il fiocco azzurro appeso dai genitori al portone principale, è il bambino stesso a comunicare la sua venuta su questa Terra. Con elvetica regolarità, ogni mattina, tra le 3 e le 5 del mattino, il neonato parte coi suoi vagiti in mono-soft-ovattato, seguiti dai tentativi eroici del padre di farlo riaddormentare con soft-ninna-nanne, e dal poco-soft andirivieni della madre da e per la cameretta (ho dedotto che sia la madre dall’acuto rumore dei passi... a meno che il padre, di notte, forse per errore, ancora semi-addormentato, non porti zoccoli da donna).
Il bambino è inconsapevole della rottura di gonadi che produce nei suoi genitori e nella vicinanza: ovviamente, i bambini sono l’Innocenza personificata, e sarebbe da idioti criminali pensare il contrario. Quello che invece sarebbe sbagliato è negare che i bambini siano l’Egoismo personificato. Tuttavia, molto diffusa è l’opinione che i bambini siano Buoni (non nel senso orchesco di saporiti), e che il bambino cattivo sia un aberrazione, un errore educativo, un prodotto della società egoista ed individualista. L’aberrazione palese è, a mio avviso, l’idea che i bambini (ed in generale) gli esseri umani nascano buoni (qualsiasi cosa possa significare “buono”).
Il bambino è l’essere più egoista che esista, ed è ovvio che sia così. Al bambino va insegnato l’altruismo, gli va inculcato, spesso invano, perché in lui è radicata la possessività, l’egocentrismo assoluto, l’ostilità verso i fratelli. Tanto la madre si sacrificherebbe per il suo cucciolo, tanto il figlio consuma e monopolizza l’esistenza della madre. Già dalla vita intrauterina, il bambino è un iperegoista approfittatore del corpo materno.

L’ingenua versione del Partito Maternalista dichiara che la madre dà la vita al bambino (“io ti ho creato”, “io ti ho fatto”, “io ti ho nutrito in grembo” ecc...), ma sarebbe molto più corretto iscriversi al Partito Figlista e dire: “io mi sono creato dentro di te”, “io mi sono costruito dentro di te”, “io mi sono nutrito dal tuo grembo”. Ognuno di noi nasce dall’incontro fortuito di due cellule sessuali dentro l’apparato riproduttore femminile (inutile ricordare che non tutti i rapporti sessuali portano a concepimento, se non altro perché non tutti i rapporti sessuali portano i gameti “giusti” al posto “giusto” al momento “giusto”). A parte quei casi in provetta che non si concludono in un impianto, la causa generante una vita appartiene ad una "frazione" dei rapporti sessuali eterosessuali. Di materno c’è solo un ovulo (e di paterno anche meno, uno spermatozoo), il resto dello sviluppo deriva totalmente dal nuovo individuo (molto spesso con l’aperta ostilità dell’organismo materno che lo ospita). L’embrione è un parassita: come parassita si impianta e (se non abortisce) vive a spese del sangue e del calore materno. Assorbe risorse con un’avidità che mai più potrà eguagliare dopo il parto, manipola e distorce il comportamento della madre, dirottandolo verso un compromesso il più possibile rivolto al suo programma di assemblaggio del nuovo corpo (spesso facendola vomitare, ingrassare, alterandone l’umore). L’analogia con quanto fanno i virus è interessante, ma, probabilmente, meno significativa di quanto possa sembrare: di fatto, qualunque processo naturale nel quale si incontrano/scontrano due diversi interessi richiama il rapporto madre ed embrione/feto.
Ma alla fine l’Amore vince, il Miracolo della Vita si ripete, la donna spinge, spinge, spinge e soffre come solo lei sa (e come sanno tutti quelli a cui è stato dato per errore un forte lassativo), ed il neonato viene al mondo. Da quel momento è un’escalation di egoismo. Tanto più è indifeso, tanto più il bambino pretende cibo, calore, protezione, affetto. Le sue forme dolci e coccolose, gli occhioni annacquati, le manine paffute, tutto sembra fatto apposta per far dimenticare agli adulti che gli stanno attorno (sopratutto alla madre) quanto il loro pupo sia un parassita egoista e senza scrupoli (appunto, inconsapevole, quindi innocente).
E non potrebbe essere altrimenti. Fintanto che la sua personalità non si è formata, e fintanto che la società che lo accoglie non gli ha insegnato ad essere altrimenti, il bambino è e rimane come tutti gli altri esseri viventi, ovvero un egoista totale. Non per caso, ma per necessità.
Se vogliamo trovare una spiegazione di ciò senza ricorrere a contorte mitologie più o meno manicheiste (che contrappongono Egoismo ed Altruismo come generali dell’eterna guerra tra Male e Bene, o che assumono un Peccato Originale a parziale giustificazione dell’apparente paradosso di un Mondo fatto Bene-Buono seppur Egoista), possiamo seguire un modello che è razionalmente soddisfacente ed empiricamente sostenibile. Esso afferma che:

1. Esistono strutture dotate di una seppur imperfetta capacità di
auto-replicazione.
2. Differenti strutture auto-replicanti si perpetuano nel
tempo con tassi differenti di propagazione.

Per chi non l’avesse già notato, le due affermazioni qui sopra sono niente altro che il paradigma darwiniano. Il darwinismo mostra che l’egoismo (o meglio, un comportamento egoista) ha una probabilità di perpetuazione nel tempo maggiore dell’altruismo. Certo, si sapeva da sempre (ecco perché si loda l’altruista, proprio perché fa qualcosa di difficile e non immediato) ma solo nell’ottica darwiniana si comprende la meccanicità amorale (né Buona né Cattiva, quindi Oltre) dell’egoismo, la sua causazione neutrale (non è necessario invocare l’esistenza del Diavolo per spiegare l’esistenza dell’egoismo). Ciò avviene “meccanicamente”, ovvero naturalmente, semplicemente perché l’egoista, proprio perché massimizza su sé tutte le risorse, può, a parità di condizioni, produrre un maggior numero di copie di sé (di egoisti) rispetto all’altruismo. In un mondo cieco e meccanico, caoticamente deterministico come quello in cui viviamo, l’altruismo, per quanto sia apparentemente “buono”, è fallimentare. Senza entrare nei dettagli della ricca letteratura sull’egoismo in natura e sull’apparente paradosso dell’evoluzione dei comportamenti altruistici (paradosso risolto dal darwinismo e ben trattato, tra gli altri, nello stracitato “Il Gene Egoista” di Dawkins), il ragionamento che mi preme è un altro, più squisitamente ultrazionale.
Innanzitutto, l’algoritmo darwiniano non dice nulla sulla volontà individuale di essere altruisti nella società umana: ci mostra solamente come l’altruismo sia innaturale, come non lo si possa ricercare nella Natura, né usarlo a fondamento della “natura umana”. Piuttosto, ci mostra come sia necessario educare all’altruismo, perché esso non sgorga spontaneamente nell’uomo, ma va indotto.
Una volta riconosciuto che l’altruismo può essere il risultato di un processo algoritmico egoista (ovvero, una volta riconosciuto che l’altruismo è un egoismo mascherato, l’assemblaggio di egoismi particolari), ed una volta che abbiamo riconosciuto che l’Altruismo puro (come la Bontà assoluta) non esiste, se non come favola ingenua (o peggio, ipocrita), come ci rapportiamo con quelli che hanno fatto del Mito della Bontà Assoluta il loro sigillo? E se scoprissimo che anche le affermazioni più altruistiche hanno un contenuto di egoismo?
In Biologia Evoluzionistica esiste una categoria di comportamenti detti ESS (acronimo tradotto dall’inglese con “strategia evolutivamente stabile”): si tratta di comportamenti individuali che, se vengono seguiti dalla maggioranza dei membri di una popolazione, persistono stabilmente nella popolazione, ma che se sono in minoranza sono destinati a scomparire. Ad esempio, la tendenza a dividere la preda con i compagni del branco è un ESS: se lo fanno in molti, il comportamento altruistico si conserva perché tutti gli altruisti hanno buona probabilità di ricevere dagli altri tanto quanto danno agli altri; mentre è fallimentare se è eseguito da pochi, perché in tal caso è più vantaggioso tenersi tutto per sé, piuttosto che rischiare di dare del cibo ad un ingrato che mai restituirà il favore.
Gli ESS sono algoritmi egoistici, processi guidati dall’onnipresente vincolo del vantaggio individuale (ripetendo: l’egoismo non è migliore “in sé”, ma solo più persistente e durevole dell’altruismo a parità di tutte le condizioni): come si legano con le filosofie-religioni dell’Altruismo-in-sé?
Da qualche parte nei Vangeli ci sono precetti come: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, “ama il tuo prossimo come te stesso”. (Forse non sono scritti proprio così, ma così mi insegnarono... devo cercare nei testi per averne conferma).
Ebbene, questi precetti (per essere onesti, non sono solamente cristiani ma furono prodotti in forme e modi simili da tutte le grandi filosofie. Ciò che di nuovo ci fu nel cristianesimo fu di includere l’intera umanità nel concetto di “altro”, di “prossimo”. Ovvero, il cristianesimo estese al massimo allora concepibile l’arbitrario limite tra chi è portatore di valore e chi no), apparentemente così alti e nobili, sono riconducibili a delle procedure algoritmiche fondate sull’egoismo, sono degli ESS.
Affermando contemporaneamente che: 1) bisogna amare il prossimo come sé stessi, 2) il concetto di prossimo va esteso all’umanità intera; non si fa altro che applicare una logica ESS: solo espandendo al massimo la popolazione nella quale l’atteggiamento altruistico si deve applicare, si ha una speranza che diventi un atteggiamento stabile e, quindi che se ne ottenga qualcosa di positivo indietro.
Delusi?
Forse il Fondatore del cristianesimo era più darwiniano di quanto siamo soliti considerare.

4 commenti:

  1. Caro ultrazionale amico, ho trovato molto stimolanti le (numerose) righe da te scritte, anche se i concetti espressi erano già presenti da tempo nelle pieghe del mio cerebro. Apprezzo soprattutto (e quasi invidio) il tuo modo di scrivere, forse proprio perchè io non sono uso al verbo come mezzo di espressione.
    Mi piace l'idea di istituire questo spazio di confronto-scontro-incontro e giubilo per essere uno dei pochi eletti a tester di questa mediatica iniziativa.
    Probabilmente questo sarà il mio unico messaggio scritto in questo modo, perchè amo maggiormente esprimermi con la semplicità dei pensieri. Non mancherò di partecipare regolarmente alle discussioni da te proposte e sicuramente opererò come dirottatore verso piani più sobri e meno seri, perchè, come ben sai, la goliardia è l'altra faccia inscindibile della serietà.
    A presto!c

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  2. Buongiorno! Oggi sì, oggi è un buon giorno...piove, il cielo è buio ed ora tira un pò di vento. In un simile scenario la maggior parte delle persone si sentono tristi o quantomeno malinconiche, molti invece sono semplicemente scocciati dall'onere di doversene andare in giro con un ombrello in mano. Altro che i catastrofistici docomentari di discovery sulle inarrestabili forze della natura, per l'uomo moderno un pò di acqua dal cielo rappresenta la prima delle piaghe bibliche. La maggioranza non conosce più (o non ha mai conosciuto) il piacere di camminare sotto la pioggia, bagnarsi, sentire il freddo dell'acqua sulla faccia che poi corre giù fino ai piedi lungo la schiena. L'uomo moderno ha il Goretex, una meravigliosa barriera tra sè e l'ostile, umido ambiente esterno. "Il Goretex lascia traspirare la tua pelle"...ma quanti hanno mai avuto il reale bisogno di difendersi dalla pioggia e contemporaneamente permettere al proprio sudore di asciugarsi grazie all'ineccepibile azione traspirante del Goretex? Da un rapido colpo d'occhio direi pochi, molto pochi, quasi tutti seduti all'asciutto calduccio della propria auto. Ma non si sa mai, è meglio avere il Goretex, metti che nel bel mezzo di un ingorgo cittadino si riveli di vitale importanza esporsi alle intemperie... e sì, perchè in giorni uggiosi come questi, per qualche oscura ragione, il numero di auto più o meno circolanti aumenta sensibilmente. E allora sì che si rivela fondamentale avere un grosso SUV 4x4 e una costosissima giacca in Goretex. L'uomo moderno è salvo, ha fregato la natura e le sue "inarrestabili" forze e se la ride soddisfatto dall'abitacolo del proprio potente mezzo, mentre avanza mezzo metro alla volta nell'ingorgo che lo porterà alla sua meta.
    Tutto questo fa di un giorno piovoso un buon giorno, mentre con la moto sfilo velocemente tra le auto incolonnate, coi pantaloni zuppi di pioggia, col sorriso dentro il casco appannato, alla faccia dei SUV, del Goretex e della modernità senza rischi e senza emozioni.
    Oggi è un giorno di pioggia, oggi è un buon giorno. Almeno per me.
    E vaffanculo al Goretex!c

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  3. Bellissimo post... Sono d'accordo, l'altruismo è un egoismo mascherato, basta pensare agli amici: nessuno è amico di qualcuno che in risposta a gesti d'affetto e fiducia lo prende a calci nel culo, perchè nessuno fa niente per niente, anche se a livello inconscio.

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  4. Non solo , ma anche l'altruismo puro (vedasi Madre Teresa di Calcutta) è frutto di un egoismo di base.
    Se Madre Teresa di Calcutta non avesse trovato vantaggio ad aiutare gli altri ,sicuramente non lo avrebbe fatto.
    Il vantaggio che le deriva è uno stare bene , il piacere di aver aiutato , ma è comunque sempre e solo un SUO piacere!
    ;)

    Domenico

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