venerdì 4 luglio 2008

La “Fenice Opposta” risorge dal suo sonno millenario

Oggi è uno di quei rari giorni che meritano di restare impressi nella memoria (almeno nella mia). Considerando il valore che attribuisco a questo evento, mi atteggerò “seriamente”.

Ogni disciplina si esprime nel tempo tramite il raggiungimento e superamento di prove, un cursus honorum che definisce e qualifica la maturità. A loro si associa, come epifenomeno ibrido di vanità e illusione di eternità, l’atto creativo, la generazione di un segno durevole. Il nostro programma genetico si è conservato anche imprimendo nelle menti l’esigenza della perpetuazione, il bisogno di generare un figlio al quale imporre un nome, nella speranza che egli, perpetuando quel nostro arbitrio oltre la nostra morte, vanifichi in parte l’assoluto nulla che ci attende, conservando almeno nominalmente noi e le nostre azioni. Da questo substrato bio-logico deriva l’ambizione per la fama, il richiamo della grandezza, l’eroismo e l’epica. Se la conoscenza collettiva di una civiltà trascende le esistenze dei singoli, allora ogni atto capace di farci parte di tale collettività deve avere alla sua origine l’ibrida commistione di brama di immortalità e vanità.

Alla pari dell’imposizione del nome ai figli, l’istituzione di una nuova specie è per ogni naturalista l’auto-consacrazione, il raggiungimento di una (seppur limitata e parziale) forma di immortalità.

Da oggi, anch’io ho raggiunto questa forma di eternità, aggiungendomi alla nobile schiera di coloro che hanno accresciuto i confini della Conoscenza, imponendo il nome ad un ramo della Vita, sollevandolo dall’oblio, donandolo a quella minuta percentuale dell’Umanità che attribuisce un valore a questi atti intellettuali.

Prassi e arroganza del paleontologo è l’istituzione di un nome, una sigla binomiale in latino, ad un fossile ritenuto significativo. Da quel momento, con quel nome sarà chiamato l’insieme di tutti gli individui che condivisero tra loro, per un intervallo di tempo valutabile in qualche milione di anni, una continuità genetica tale da permetterci di considerarli membri di una stessa specie.

Da oggi, una nuova specie è stata aggiunta alla lista di quelle note. L’unica prova che disponiamo dell’esistenza di tale specie sono due frammenti di roccia grandi come una mano, contenenti le tracce di un animale, morto da quasi cento milioni di anni. Quel individuo particolare, apparentemente insignificante se non per la fortuita conservazione di parte della forma del suo corpo sotto forma di tracce nella roccia, era un piccolo animale piumato, un uccello, vissuto e morto lungo le sponde dell’antico mare ormai estinto che oggi affiora come strati fossiliferi nel nord del Libano.

Quel piccolo fossile di uccello, il più antico uccello dell’intera Placca Continentale Africana (della quale fa parte anche il Libano) noto fino ad ora, è conservato al Museo di Storia Naturale di Milano con la sigla MSNM V3882. A lui è stato dato il nome di Enantiophoenix electrophyla, letteralmente “l’opposta fenice amante dell’ambra”. Da oggi, questo nome ha validità scientifica, essendo stato pubblicato in uno studio ufficiale del quale sono primo autore.

Enantiophoenix electrophyla (qui sopra una ricostruzione) è la prima specie della mia (spero lunga) carriere paleontologica, la mia prima “figlia fossile”, il mio piccolo e modesto motivo d’orgoglio. Essendo un uccello, esso è anche un membro di Dinosauria (per quei due o tre che ancora non lo sanno, gli uccelli sono un tipo particolare di dinosauri, apparentemente molto modificati, ma pienamente dinosauri nei dettagli anatomici), pertanto ho realizzato uno dei miei più grandi sogni, quello di definire ed istituire una nuova specie di dinosauro!

Per chi non ha simili passioni temo che non sia pienamente comprensibile l’emozione che tutto ciò genera in me.

Il nome è spesso una misura delle intenzioni di chi lo decide. Mia madre non volle piegarsi alla boriosa e stantia prassi di chiamare i propri figli con nomi di nonni, zii o parenti più o meno diretti e chiamò sia me che mio fratello con nomi assolutamente inediti nella famiglia (sebbene assolutamente normali). Avrei potuto dare alla nuova specie un nome “convenzionale”, come “Libanornis antiquus” (ovvero, “antico uccello del Libano”... beh, quello rasenterebbe la massima banalità), ma ho voluto imporre la mia mentalità molteplice nel nome della mia prima specie.

“Enantiophoenix electrophyla” è un nome che ha più livelli di interpretazione: il termine “Enantio” richiama al gruppo più importante di uccelli vissuti nell’Era Mesozoica, gli enantiorniti, oggi completamente estinti da 65 milioni di anni, al quale appartiene anche l’uccello fossile libanese. “Enantio” è una termine greco che significa “opposto”, inteso come “appartenente all’altra stirpe”, in opposizione agli ornithuri, l’altro grande gruppo di uccelli evoluti, al quale appartengono invece tutti gli uccelli viventi oggi. Enantiophoenix quindi significa: “l’altra fenice”, quella enantiornite, quella mesozoica.

“Phoenix” l’ho scelto per tre motivi: è il nome di un uccello mitico, quindi è adatto per un uccello vissuto in ere remote, per non dire mitiche nel senso più scientifico possibile (il Mesozoico, l’età dell’Oro della Vita, l’Era dei Dinosauri). Inoltre, è il nome di un essere che risorge dalle sue ceneri, che torna in vita dopo essere scomparso: cosa sono i fossili, nelle nostre menti, se non creature morte che tornano alla vita? Infine, “Phoenix” richiama “Phoenicia”, la Fenicia, ovvero, l’antico nome del Libano, dal quale proviene il fossile.

La scelta del nome della specie, “electrophyla”, è più sottile. Conservati assieme alle ossa dell’uccello sono stati rivenuti alcuni corpuscoli ovoidali di colore dorato, anzi, ambrato. L’analisi ha rivelato che effettivamente essi sono corpuscoli d’ambra (ovvero resina fossilizzata); ciò ci fa dedurre che probabilmente, in analogia con alcuni animali attuali, Enantiophoenix si nutrisse anche delle gocce di resina trasudante dagli alberi: da qui il nome specifico “electrophyla”, che in greco significa “amante dell’ambra”.

Per una stupefacente coincidenza (che scoprii tempo dopo aver deciso il nome), pare che anche la Fenice mitologica si nutrisse di resina. Così dice Ovidio, nelle Metamorfosi: “si ciba non di frutta o di fiori, ma di incenso e resine odorose”.

Non potevo chiamarla in altro modo!

Tuttavia, e qui travalico la serietà e mi lascio andare alla demenzialità ultrazionale, mi piace pensare che “electrophyla” sia anche un riferimento fisico-tecnologico, e che la mia piccola fenice si distingua dalla sua omonima della mitologia antica, associata al fuoco, nell’essere più moderna, ed amare l’elettricità...

Datemi del visionario, o anche del puro idiota... ma non potrete negare che abbia scelto un nome bello ed accattivante, che spero riscuota successo tra gli appassionati di paleornitologia.

Tornando serio, voglio ringraziare tutti coloro che, in tempi, modi e forme differenti, sono stati coinvolti nello studio, descrizione e pubblicazione di Enantiophoenix: Paolo Arduini (coautore dell’articolo, a destra nella foto qui sopra, ritoccata da Michele Zilioli: i due autori discutono sull'eventualità di inserire nell'articolo anche i "ricordini" di Enantiophoenix), Cristiano Dal Sasso, Stefania Nosotti, Maurizio Pavesi, Fabrizio Rigato, Michele Zilioli, Eric Buffetaut, Jingmai O’Connor, Melanie Schoonhoven Gabardi, Marco Auditore, e Alex “il Puma” Laini.

Due nomi meritano un “grazie” particolare.

Il primo è un santo laico italobritannico di nome Edoardo Gabardi, che mi ha ospitato per un’intera settimana “a modo suo” a Milano, durante la ri-preparazione del fossile... I’ll be back!

Il secondo è un Paleontologo Autorobot con carrozzeria da piacentino di nome Simone Maganuco, che ha sollecitato “a modo suo” la revisione di MSNM V3882. Grazie bestia!


Ora parto… week end di festeggiamento a Rovereto!

8 commenti:

  1. non ho la stessa passione del Cau ma di fossili & co. ne sento parlare dalle elementari (quindi fin da un'altra era) e per osmosi ne dovrei sapere un totale sull'argomento!
    grande!!!!.... QUESTO E' IL MIO COINQUILINO!!!!
    potremmo anche guadagnarci su (è la mia vera anima da "economista" che salta fuori): mettiamo una cassa all'ingresso e facciamo pagare un biglietto a tutti i seguaci che vogliano vedere dove il loro idolo vive, studia, partortisce le sue idee, medita...... mangia, rassetta, fa la lavatrice, pulisce,...

    baci
    Archeoshurina 1

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  2. Eih, non correre!!! saremo coinquilini dal primo agosto!!!
    Per il resto, temo che così facendo diventeri come gli oggetti che studio: un animale da esposizione... un pezzo da museo!

    Mitica Archeoshurina, sei sempre la Migliore!

    PS: vai avanti a leggere EdF... sennò vince il biondo!

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  3. Io l'avrei già finito quel romanzo.

    Complimenti, chissà se il pennuto sa di avere un padre sardo...

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  4. Bel "traguardo", fossile mitico e bella scelta del nome!(anzi, oserei dire superba^^)
    Complimenti da un giovane appassionato!

    Fabio

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  5. Cavolo il nome è na figata...ho letto il post su theropoda...l'idea di una pubblicaizone tutta(quasi) italiana mi fa impazzire,spero di leggerla presto!

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  6. Bè i complimenti qui sono d'obbligo: fantastico il nome, mi piace troppo quando uno nomina un qualcosa di importante inserendo nel nome molti significati personali e non :)

    "Per chi non ha simili passioni temo che non sia pienamente comprensibile l’emozione che tutto ciò genera in me."

    Lo posso solo immaginare, da appassionato qual sono :)

    Complimenti ancora ^^

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