domenica 21 settembre 2008

Egli, l’Uno-e-Trino, l’Eubloghionte, ovvero, Ultramythology

Io non credo nelle favolette degli psicanalitici (da Freud a Jung, novelli profeti di falsi dei interni), nella serendipità o nel fato-destino-karma-Provvidenza. Riconosco la validità di concetti quali la simbiosi e l’evoluzione della complessità come emersione di una complessità non riconducibile alla mera somma delle parti coesistenti. Adoro la storia, intesa come narrazione del processo (rappresentazione mentale, quindi semplificazione lineare, di un’evoluzione non-lineare) la quale è spesso l’unica spiegazione del perché esistano le complessità.
In principio nacque Ultrazionale, un mero contenitore delle differenti anime del sottoscritto. Al suo interno, come nucleo più cristallino del concetto stesso di "Ultrazionalità", esiste la sintesi tra la razionalità scientifica e la visceralità del Primo e Vero Amore (nel mio caso, la paleontologia), ovvero, la categoria dei post "Doctor Kause - Paleontological Division". Come conseguenza naturale dei limiti intrinseci di Ultrazionale, eccessivamente autoreferente, nacque per gemmazione (o, sarebbe meglio dire, per speciazione blogogenetica) il "Figlio più duro e puro di Ultrazionale" (vedere post del 31 gennaio 2008), il blog Theropoda*. Fin qui, niente di particolarmente significativo: in analogia con processi biologici, un’entità capace di riprodursi ha generato una sua copia imprecisa, la quale si è parzialmente distinta dalla genitrice. Numerose colonie unicellulari si generano in questo modo, con una singola cellula-madre che produce delle gemmazioni, esseri distinti che mantengono alcuni contatti reciproci extracellulari. Ed è qui che entra in gioco il blog "Geomythology" di Leonardo Ambasciano (permanentemente linkato in questo blog). Recentemente, una serie di post a tema paleontologico-mitologico ha connesso ripetutamente tramite commenti, rimandi e citazioni reciproche, Ultrazionale, Theropoda e Geomithology, al punto che, credo, si sia formata una zona dello "spazio concettuale" all’interno della quale la distinzione tra i tre oggetti virtuali (memi in senso lato, nell’accezione di Dawkins) viene meno. Ovvero, ritengo che questo sia un caso di endosimbiosi memica, l’embrione di un proto-paradigma, l’equivalente nel web di ciò che si ritiene abbia generato le cellule evolute (le eucariotiche), due miliardi di anni fa (non mi dilungo troppo nella trattazione della teoria endosimbiontica: essa afferma che le cellule eucariotiche, composte da nucleo ed organuli, si originarono per simbiosi di distinte cellule procariotiche, queste ultime prive di vero nucleo e di organuli: gli organuli delle eucariote non sarebbero altro che dei procariori simbionti).
I recenti post sul dibattito Bakker-Benton e sulla Paleontologia Speculativa, su Geomythology, il mio post su Theropoda sulla rivalutazione della stratigrafia di Coelophysis (fossile chiave, vissuto ai tempi della presunta transizione dibattuta da Bakker e Benton), ed i miei recenti post su Ultrazionale sulla psicologia recondita nel recente articolo di Brusatte et al. (Benton tra gli autori) e sul "Metazoico" non sono altro che differenti manifestazioni di un unico paradigma che "osa" andare oltre ("Ultra") le "Colonne d’Ercole" dei paradigmi paleontologico e psicologico-mitologico (mi si perdoni se abuso di termini che non rientrano nel mio campo), evidenziando le ineliminabili commistioni reciproche. A questo paradigma vorrei dare il nome di "Ultramythology", fusione e superamento dei blog nei quali esso si è manifestato.
Pertanto, prossimamente, in ambo i miei blog sarà presente una sezione chiamata "Ultramythology", avente i collegamenti permanenti agli altri due blog della triade geomitologico-ultrazionale-teropodologica. Se Leonardo condivide questa interpretazione, è vivamente invitato a creare lo stesso link, il quale chiuderà il cerchio delle auto-referenze, innescando l’avvio di un Meta-Blog, un "Eubloghiota" nato dalla simbiosi di tre blog semplici ("probloghioti").
Finale demenziale, in puro stile dissacratore che mi farà guadagnare l’ennesimo anatema: Ultramythology: il Meta-Blog, l’Uno-e-Trino, composto dal Padre (Ultrazionale, il Logos Ontologico Primigenio... il Paleonto-logos), il Figlio (Theropoda, emanato e non creato, della stessa sostanza dell’Amore Ultrazionale, sceso sulla Terra come Archosauromorpho Saurischio ed asceso al cielo come Neornite Columbiforme) e lo Spirito Geomitologico (Geomythology, ispirato ed ispiratore delle Religioni)!
*Nota per Leonardo Ambasciano: la tua affermazione, presente in un recente post su Geomythology, che i miei due blog siano gemelli è imprecisa, proprio in virtù di questa narrazione storica: Theropoda è figlio di Ultrazionale, come testimonia la definizione data proprio il 31 gennaio: "Si tratta di un’emanazione dei post del Doctor Kause". Errore minimo, ma che doveva essere corretto per dare una coerenza al testo di questo post.

mercoledì 17 settembre 2008

Vita, Esistenza, ed altre convenzioni del Programma Occamistico

Ogni qualvolta espongo la mia concezione della Persona Umana (per brevità, la chiamerò nel resto del post solamente “persona”) vengo ampiamente criticato. Purtroppo, la stragrande maggioranza delle critiche è di tipo viscerale, non razionale. E dato che una definizione è un’elaborazione razionale, tali critiche sono inutili e poco costruttive all’interno del contesto in cui la definizione è prodotta e (si spera) viene migliorata e corretta.

Cominciamo da un “paradosso”: quanto dura mediamente la vita di una persona? Prima di rispondere, è necessario definire cosa sia “la vita di una persona”. Penso che la migliore definizione sia: l’intervallo di tempo durante il quale un organismo autocosciente sperimenta il proprio fluire continuo nel tempo. Questa definizione è operativamente applicabile, in quanto presuppone un soggetto autocosciente consapevole della propria esistenza, e non è contraddittoria, perché implica un processo storico unidirezionale ed ordinato di consapevolezza che unisce i singoli istanti in un continuum coerente di rapporti causa-effetto. Quanto dura, mediamente, questo intervallo? I più risponderanno, frettolosamente ed errando, che tale intervallo dura circa 70-80 anni. Non è così. In base alla definizione di sopra, una vita umana media dura 6-10 ore. Ciò è dovuto ad un vincolo fisiologico ineluttabile di natura viscerale che non è superabile da alcun organismo razionale noto: la privazione prolungata del sonno porta alla morte, pertanto, non è possibile la persistenza nello stato di veglia (che è il prerequisito dell’autocoscienza) oltre una soglia accettabile di tempo, che non supera mai alcuni giorni, e che comunque, in condizioni ottimali medie, non supera la decina di ore. Nessuno di noi sperimenta più di una decina di ore di autocoscienza continua del fluire del tempo, quindi, per definizione, non esistono vite umane più lunghe di tali intervalli di tempo.

I miei critici diranno che la vita umana è la somma di tanti segmenti di veglia, che, sommati agli intervalli di sonno, producono una vita umana. Anche accettando di eliminare dal conteggio le fasi di incoscienza (sonno, coma, ecc...), una vita umana, dicono questi critici, dura 30-40 anni. Tuttavia, ripeto, quei 30-40 anni non sono un flusso continuo di consapevolezza del fluire del tempo, ma sono un’interpretazione, un assemblaggio a posteriori, di pacchetti parziali di informazione chiamati memoria. Nessuno sta vivendo 30 anni, al più è in grado di costruire nella propria mente una blanda serie di eventi della durata di qualche ora che egli interpreta come il ricordo della propria esistenza passata. Tuttavia, dato che quel ricordo non è una sequenza continua di eventi, ma solo un assemblaggio di vaghi eventi frammentati esistenti in memoria che vengono ordinati da un programma occamistico (ovvero, un procedimento di parsimonia che tende a minimizzare il numero di assunzioni necessarie a spiegare i dati in memoria), il ricordo del proprio passato non risponde ai requisiti della definizione di sopra di vita umana, e quindi non è utilizzabile per misurare la durata della vita umana.

I miei critici diranno: ma proprio in base al programma occamistico, noi attribuiamo a tali eventi disgregati un senso che li ordina nel tempo e che costituisce la prova dell’esistenza di una vita durata decenni. Concordo in parte sull’obiezione, ma, faccio notare, la vita umana non è un’interpretazione di eventi storici, ma un vissuto sperimentabile: altrimenti dovremmo concludere che anche la narrazione della Seconda Guerra Mondiale è una parte della mia vita umana, affermazione che è assurda proprio sulla base delle convenzioni storiche usate dal programma occamistico, le quali interpreterebbero come errata l’affermazione che un individuo nato nel 1978 abbia vissuto la Seconda Guerra Mondiale. Ovvero, gli eventi in memoria che non posso legare da una serie continua di relazioni di causa-effetto con “l’adesso” non fanno parte della mia esistenza attuale, ma sono solo pacchetti di informazioni che il programma occamistico interpreta come “passato”.

Per farmi capire meglio, io posso andare indietro nel tempo dei miei ricordi con una serie di eventi che partono da adesso, arretrano di un secondo per arrivare ad un evento (un secondo fa) collegato causalmente con adesso, il quale evento è a sua volta collegato causalmente con un evento precedente, e così via, fino ad un istante, chiamato “risveglio mattutino” oltre il quale non posso arretrare con la consapevolezza del fluire continuo del tempo. In memoria ho altri eventi, chiamati “ieri”, i quali hanno tra loro la vaga apparenza di continuità temporale, ma che non sono collegati in alcun modo con il tempo “attuale”, con la serie di eventi che posso legare con continuità con il presente. Ricordo vagamente un evento chiamato “io vado a letto”, tuttavia, tale evento non ha alcun evento successivo continuo che lo segue e che lo lega ad adesso: è il programma occamistico che, prelevando altre informazioni in memoria, interpreta tale serie di eventi slegati da ora come un “episodio del mio passato”. Tuttavia, essa è un’interpretazione a posteriori di informazioni presenti nella mia mente prima ancora che le interpretassi come “passate”: chi può dimostrarmi che, invece, tali informazioni non siano state immesse tutte contemporaneamente nel cervello nell’istante che chiamo “risveglio mattutino”, dandomi l’illusione che io abbia un “ieri”? Solo il programma occamistico presente nel cervello mi porta a interpretare tali informazioni come il mio passato, non certo le informazioni stesse, le quali sono solo dati in memoria. Cambiando programma, cambierebbe l’interpretazione*.

Se potessimo costruire una macchina informatica altamente complessa, munita di programma occamistico, e se potessimo inserire nella sua memoria l’intera gamma delle informazioni che io chiamo “miei ricordi”, nulla impedirebbe a quella macchina di affermare che quei ricordi sono il suo passato, un passato che essa ha veramente vissuto: pertanto, se noi siamo certi che quella macchina si sbaglia e si sta auto-illudendo sulla base di un suo programma interno, perché dovremmo essere così certi che non accada lo stesso pure a noi?

In conclusione, dato che non è possibile trascendere il proprio programma occamistico interno, né è possibile sperimentare con continuità più di 6-10 ore di consapevolezza del fluire del tempo, non è possibile affermare con certezza che una vita umana duri più di 6-10 ore.

Un manifesto del solipsismo? No, solo un consiglio a godervi il poco tempo che avete... ovvero, vivete alla giornata!

*dato che sono un naturalista darwiniano, ritengo che il programma occamistico sia un adattamento evolutosi in quanto rispondente alle relazioni di causa-effetto esistenti nell’ambiente che mi circonda. Ciò potrebbe indurmi ad affermare che i ricordi sono una fedele rappresentazione della realtà (la quale ha premiato i possessori del programma occamistico proprio perché è il programma mentale che dà la più fedele rappresentazione degli eventi reali, e quindi garantisce la sopravvivenza reale di chi lo possiede), e che io, quindi, esisto realmente da 30 anni, e non solo da stamattina. Tuttavia, anche il darwinismo è un’interpretazione (la migliore che dispongo): essendo anch’essa di tipo occamistico, non posso essere sicuro che essa non sia parte del programma stesso (rendendo quindi il discorso circolare).

martedì 16 settembre 2008

The Rise of Theropoda in the Late Holocene of World Wide Web


Da due mesi ho attivato un contatore per le visite su Theropoda: non posso che essere felice per il trend ascendente che ha resistito nonostante le limitazioni estive! Spero vivamente che il successo di questo blog paleontologico contribuisca nel suo piccolo alla divulgazione "alta" dei dinosauri. In un oceano di paleontologia internettata all'acqua di rose per bambini/adolescenti, è una piccola isola che si impegna ad essere "adulta".